Questo è una specie di “diario” che raccoglie e custodisce alcune delle mie emozioni e dei miei pensieri che hanno e stanno accompagnando il percorso di omogenitorialità di Marica e mio.
Giovedì 6 aprile 2007
La scelta di diventare madri, grazie ad un donatore anonimo, vive in noi già da molti mesi.
Già in passato, io ho tentato per tre lunghi anni di rimanere incita, ma non ci sono riuscita: nessuna malattia, nessun problema ginecologico, semplicemente non è avvenuto, il mio corpo non ha accolto una nuova vita. Ma la mia mente e il mio cuore hanno continuato e continuano ancora oggi a pensare e a desiderare questa vita.
Il giorno in cui Marica mi ha espresso il suo desiderio di maternità e la voglia di condividerlo con me, io ho sentito un’emozione così profonda e calda, che oggi, lo confesso, faccio ancora un po’ di fatica a credere a questo meraviglioso concepimento. Non vorrei più provare quel dolore immenso che è il fallimento, la perdita di un sogno e il lutto per un’opportunità di amore mancata.
Marica è molto forte, desidera profondamente un figlio; io invece per il momento aspetto di conoscerlo alla prima ecografia, poi mi abbandonerò all’amore più profondo e totale.
In Italia tre anni fa è stata approvata una legge: la legge numero 40 del 19 febbraio del 2004 e sottoposta al referendum il 12 e 13 giugno del 2005. Una legge assurda con assurde conseguenze: una legge che proibisce la fecondazione anche eterologa. Per questo motivo la prossima settimana (11 aprile 2007) saremo costrette ad espatriare e a partire per Barcellona, uno dei tanti paesi europei dove è possibile realizzare il nostro desiderio d’amore: la Spagna. Purtroppo nostro figlio nascerà in Italia, un paese soffocato da un cattolicesimo cieco e incapace di sentire il cuore e le esigenze di quelli che dovrebbero essere i suoi credenti. Un paese dove non solo il moralismo è dilagante ma la moralità è latitante.
Per me ci sono alcuni fondamentali valori alla base della nostra vita: il rispetto delle scelte altrui, la libertà di esistere nelle diversità, la forza dell’amore e della condivisione, il riconoscimento dei meriti, la lealtà, la fiducia. Questi valori qui in Italia non sono molto considerati, quindi ci sforzeremo di trasmettere a nostro figlio le capacità intellettuali ed emotive che gli consentiranno di rispettare l’altro diverso da noi, così com’ è, né migliore né peggiore, solo diverso: perché la diversità è un valore.
Mi chiedo spesso come sarà nostro figlio, se avrà in se l’ispirazione ad essere un individuo pensante e sognatore, con una visione della vita e del mondo in prospettiva, augurandogli che la curiosità e la voglia di sperimentare lo portino ad essere sempre più forte delle paure. Poi, mi dico, sarà l’uomo oppure la donna che sceglierà di essere: l’importante è crescere insieme, dentro le emozioni, con sentimento, amore e intelligenza. Ripeto: questo è l’ importante e la sua vita sarà soltanto sua.
I miei genitori, non sanno ancora del nostro progetto, o meglio hanno appreso che Marica ed io abbiamo questo forte desiderio grazie alla lettura di un libro, che gli abbiamo fatto trovare sotto l’albero di Natale, scritto da una nostra amica Cristiana Alicata, un libro che contiene una mia post-fazione. Loro non hanno fatto domande e chiesto chiarimenti. Forse li agita il desiderio di diventare nonni ma, allo stesso tempo, anche la paura di questo progetto così alieno rispetto ad una società, la nostra, che non legittima diverse forme di famiglia: per esempio quella composta da due donne con figli. Penso che sia per questo motivo che preferiscono non farci domande.
Marica, invece, ne ha già parlato con il suo papà e la sua mamma. Dopo un grande stordimento, quasi un terremoto emotivo, si sono scatenate tutte le loro paure!!! Per noi è stata un’onda emotiva difficile da cavalcare.
Accettiamo anche questo faticoso e doloroso non riconoscimento che ci ferisce e ci indebolisce. Ma andiamo avanti. In salita. Sempre in salita, solo in salita…… non è giusto,ma è così!!!
Sabato 14 aprile 2007
Siamo tornate tre giorni fa da Barcellona, dove Marica si è sottoposta alla prima visita ginecologica: risultato positivo.
Adesso aspettiamo che arrivi il ciclo mestruale e poi, dopo gli ormoni, si parte per la prima fecondazione!
Questo viaggio è stato molto emozionante, la paura si è alternata alla gioia del nostro progetto d’amore: Marica non smetteva di rivolgere il suo sguardo emozionato e impensierito verso tutti gli abitanti di Barcellona tentando di immaginare il volto, il colore dei capelli, il taglio degli occhi che potesse avere il donatore dello sperma. Certo, la genitorialità non è solo biologica, ma l’istinto naturale e primitivo a ritrovarsi nelle proprie radici genetiche è forte e agisce con prepotenza.
Ed è qui che le energie contrapposte della natura e della cultura rispetto ad un “diverso” sentimento d’amore fanno fatica a trovare il loro equilibrio.
In questo vortice di sensazioni mi rendo conto di essere una spettatrice partecipe che per la prima volta pensa di capire quali possano essere i sentimenti e le emozioni di un padre, ma io sono una donna e sarò una madre, con tutte le emozioni di una mamma. Un mix davvero esplosivo, che si espone a facili e superficiali fraintendimenti: saprò cosa vuol dire essere padre essendo una madre. Perché sarò semplicemente un genitore.
Venerdi 11 maggio 2007
Il 9 maggio siamo tornate a Barcellona per l’inseminazione: siamo partite la mattina e tornate la sera. Una giornata “piena” di emozioni. Grandi e piccole.
Le dottoresse sono pazzesche, partecipi ed accoglienti, mai giudicanti. In Spagna si respira davvero un’altra aria: un’ aria buona, aria profumata, aria nuova! E poi la competenza e le tecniche di inseminazione sono molto più accurate che in Italia. Io che ho fatto molte inseminazioni in Italia per tre lunghi anni, non sono mai stata fecondata con tanta precisione ed attenzione.
A Barcellona, ho assistito, grazie all’ecografia in tempo reale, all’immissione dello sperma tra i follicoli di Marica: un’emozione incredibile! Ma l’elemento unico e sostanziale che ha fatto e fa la differenza E’ LA CONDIVISIONE, LA PARTECIPAZIONE E’ LA COMPENETRAZIONE tra Marica e me. Questa esperienza ci ha unito ancora di più, ci rende più forti e serene.
Abbiamo pianto e riso per le nostre paure, amandoci ed accogliendoci come in un’ amplesso senza fine.
Stremate e felici siamo uscite dalla clinica ed abbiamo fatto una passeggiata lungo la spiaggia di Barcelloneta, con il sole che da “grande madre” ci scaldava ed illuminava di energia.
Marica purtroppo aveva un forte mal di pancia, le iperstimolazioni ormonali dei giorni prima l’ avevano molto provata e la rottura dei follicoli le comportavano grandi dolori addominali che hanno accompagnato il nostro ritorno a Roma.
Avevamo veramente voglia di tornare a casa nostra, per poter stare in silenzio, con le emozioni, uniche complici della nostra felicità.
Venerdì 25 maggio 2007
Purtroppo, proprio ieri sera, Marica, ha avuto le prime perdite dovute al ciclo, abbiamo fatto il test di gravidanza ed il responso è stato “crudo” : non aspettava nostro figlio.
Il dolore è arrivato forte al cuore e le aspettative infrante hanno lasciato spazio alle lacrime, un momento difficile, ma accanto a Marica mi è sembrata bella e significativa anche la sofferenza.
Sono sempre più convinta che è il percorso, la condivisione e l’amore sono ciò che più contano e danno significato a questo desiderio di genitorialità!
Ci riproveremo e speriamo in un lieto fine.
Domenica 24 giugno 2007
Nel mese di giugno c’è stato un altro “viaggio della speranza” a Barcellona che si è concluso con un nulla di fatto….. le preoccupazioni e le paure aumentano.
Martedì 3 luglio 2007
Siamo tornate da Barcellona giovedì scorso, speranzose che questa esperienza si concluda presto e bene.
Tuttavia atterrate a Barcellona la mattina di giovedì 28 giugno, eravamo veramente provate. Le delusioni per i precedenti tentativi non andati a buon fine, mesi di ormoni che se assunti per troppo tempo possono causare il tumore, ecografie continue, medicinali di sostegno all’utero e all’endometrio, genitori che sembrano capire ma poi non sostengono, in poche parole una “pesantezza emotiva” che toglie energie: tante!
Ci siamo dirette al “nostro” bar che si trova accanto alla clinica universitaria “Dexeus”. Abbiamo ordinato la “nostra” colazione spagnola: salata e dolce come le nostre emozioni! Così il buonumore è tornato timidamente ad affacciarsi nei nostri occhi.
Da un canto la sicurezza, il senso di protezione, dall’altro la cautela e la prudenza sono le emozioni che provo appena entro in clinica: una clinica pulita, ordinata, con un personale accogliente ed educato. Si percepisce l’efficienza, si percepisce il valore: tutto quello che non vedo nel nostro Paese, l’ Italia, un Paese che vota un referendum CONTRO: CONTRO LE DONNE, CONTRO L’ AMORE, CONTRO SE STESSO, e sono contenta di poter permetterci il lusso di questi viaggi in Spagna, il lusso di una libertà, il lusso di un sogno, il lusso di un progetto, il lusso di un figlio: finalmente il lusso dell’amore!!!
Quando la ginecologa disse con convinzione: “La terzera è la ultima” abbiamo pensato che non potessimo più continuare con le inseminazioni e saremmo state costrette a sottoporci alla FIVET, ma poi la dottoressa leggendo nella profondità dei nostri occhi preoccupazione e delusione ha detto che prevedeva “uno stado imbarasado”, ossia che questa famosa “terza ultima volta” sarebbe stata quella definitiva perché Marica sarebbe finalmente rimasta incinta. Così, grazie a queste parole, nei nostri cuori è rinata la speranza!
Dopo l’inseminazione è arrivato il silenzio, i nostri occhi si riempiono di lacrime, di speranza per questo figlio che tanto desideriamo, di fiducia verso la scienza e la natura, di paura per un altro fallimento, di attesa per i primi segnali che ci annunceranno che siamo entrambe incinte.
NASCI, NASCI, ti prego!!! Figlio mio, figlio nostro.
Daniela