lunedì, 17 settembre 2007

Su GAY TO DAY continua la raccolta di domande da porre ai candidati del nascente PD.

Nel frattempo, si è svolto, ieri, alla Festa Nazionale de l’Unità di Bologna, il confronto tra i tre portavoce del Pride di Roma e i rappresentanti dei principali candidati alla segreteria nazionale del nuovo partito.  Oggi, non una parola sui giornali, non una riga di testo sui siti gay o sui blog di sinistra, nulla...... a tal punto che  dubito ci sia stato il  tanto atteso confronto? Questo silenzio mi convince, se mai ce ne fosse bisogno, che dobbiamo continuare più determinati e concentrati a raccogliere le nostre (GLBT) domande  fino a contarci per  poter finalmente contare. http://www.gaytoday.it/DomandePD.asp

postato da: damaga alle ore 15:16 | Permalink | commenti
categoria:sociale
lunedì, 10 settembre 2007

Questa è una delle più belle ricette sul "pane" che conosco, l'ha scritta Enzo, un ragazzo che ho incontrato una sola volta, ad un matrimonio, la ricetta era il suo regalo di nozze per la coppia di amici che si sposavano.

Il Pane 
Il pane viene dalla terra.
Occorrono ingredienti semplici, braccia forti e pazienza.
Ingredienti semplici, essenziali. Farina, acqua, sale, lievito. Ingredienti semplici, perché le cose semplici sono le più meravigliose, e se sapientemente amalgamate, riescono a condensare l’essenza del mondo.
Braccia forti, abituate alla fatica e alla resistenza. Più sono forti più stringono, e più sono forti più abbracciano. Con naturalezza, con tutta la naturalezza della sicurezza. Con delicatezza. Per impastare ci vuole forza e delicatezza.
Pazienza. Perché ogni cosa si costruisce con pazienza. La pazienza è l’essenza della solidità. Bisogna saper aspettare. Deve lievitare in silenzio. Come l’amicizia e l’amore, deve crescere, evolversi, trasformarsi pazientemente.
Si parte da lontano.
Bisogna impastare un po’ di farina con dell’acqua calda, impastarla, fino ad ottenere una pallina. Si ripone in una tazza e si ricopre con un po’ di farina per proteggerla. Si lascia lì per tre giorni, perché inacidisca un po’. Perché faccia il suo corso. Sarà il cuore, il seme del pane. L’embrione, la scintilla che colpisce ed innesca il meraviglioso processo. Uno sguardo, una carezza, un sorriso, una lacrima.
Dopo tre giorni si dispone a montagna un chilo di farina, l’elemento principe. Bisogna praticare un buco al centro, un foro perché possa disporsi ad accogliere la linfa vitale. Il soffio. La terra che riceve la vita.
Meglio disporla su un tavolo di legno, perché le cose belle hanno bisogno di basi solide e calde. Si scioglie il lievito, la pallina di farina, in una tazza di acqua calda. Allo stesso modo con cui si sciolgono i sentimenti in un bagno caldo, per prepararsi ad un incontro importante. Solo quando è ben sciolto, quando tutti i vincoli ed i legami sono dissolti, si versa il fluido nella farina e si da inizio all’incontro.
Elementi diversi, universi lontani, nuclei distinti che si fondono e generano nuova vita per entrambi. Si rimesta solo un po’ per aiutare gli elementi ad invadersi, a rompere i grumi, ad accettarsi.
E poi silenzio.
In silenzio si lasciano lì, a compenetrarsi per almeno otto lunghe ore di eternità. Perché non bisogna supporre che sia un processo facile, scontato. Bisogna conoscersi e capirsi per bene. In silenzio.
In silenzio fermentare, aspettare. Con pazienza. Sotto un panno, al caldo, coperta di stelle. Protetti dal freddo.
Dopo. Solo dopo, ci si consegna a nuova vita.
Quello che ritroveremo sarà già qualcosa di diverso. Il processo è già iniziato.
Si ungono un po’ le mani con dell’olio, così da essere più delicati, e si inizia ad impastare. Ancora sono lievito e farina, dopo sarà pane.
Lentamente, con delicatezza e forza, senza smettere per quattro o cinque ore. Impastare per cambiare la forma, la consistenza, il sapore, per sciogliere le condizioni e i segreti. Impastare per accogliere, per diventare uno.
Impastare con fatica, perché ci vuole fatica. Impastare con energia, perché ci vuole energia. Impastare con tutto se stessi, altrimenti nulla si trasforma. Impastare aggiungendo sale, come si aggiungono sogni, desideri e speranze.
Un ultimo tocco per dargli la forma. Quella che si vuole. Una pagnotta, una ciambella, una treccia. Perché le cose belle sono tante e la vita può assumere forme meravigliose ed inaspettate.
E dopo, di nuovo, un po’ di silenzio. Così, per crescere un altro po’.
Solo alla fine, solo adesso, si è pronti per il grande salto. Ci aspetta un forno ben caldo, almeno trecento gradi centigradi. Per mettere in moto tutte le particelle che ancora non si sono mosse e anche per tutte quelle che già lo hanno fatto. L’ultimo salto. L’ultima trasformazione devastante. Solo quaranta minuti. Il tempo di una celebrazione. E poi non si è più gli stessi.
Già la casa si riempie di profumo denso. Già tutto intorno è allegria. Già tutti aspettano.
Quando si colora un po’ la superficie, quando il viso si colora dall’emozione, è allora che si sforna.
Il prodigio si compie. E’ solo allora che ormai si è uno.
Semplice, profumato. Ovvio. Disarmante nella sua essenzialità. Eppure emozionante. Sa di terra e fatica. Di gioia e vita. Quando lo assapori ti riempie di sensazioni. Il sapore, cosi ricco e rotondo, ti assale, ti sovrasta.
Ma c’è un punto fondamentale.
Prima di infornarlo puoi staccare una porzione di pasta, una pallina. Potrai rimetterla in una tazza. Ad aspettare. Nuovo lievito, nuova vita. Per ricominciare. Perché di crescere e trasformarsi non si finisce mai. Potrai fare altro pane.
Potrai nascere, morire e poi rinascere senza dimenticare ciò che sei e con l’abbraccio di chi da sempre ti è intorno.
Enzo.     
postato da: damaga alle ore 13:35 | Permalink | commenti (2)
categoria:ricette
lunedì, 10 settembre 2007
Questo è una specie di “diario” che raccoglie e custodisce alcune delle mie emozioni e dei miei pensieri che hanno e stanno accompagnando il percorso di omogenitorialità di Marica e mio.
 
Giovedì 6 aprile 2007
La scelta di diventare madri, grazie ad un donatore anonimo, vive in noi già da molti mesi.
Già in passato, io ho tentato per tre lunghi anni di rimanere incita, ma non ci sono riuscita: nessuna malattia, nessun problema ginecologico, semplicemente non è avvenuto, il mio corpo non ha accolto una nuova vita. Ma la mia mente e il mio cuore  hanno continuato e continuano ancora oggi a pensare e a desiderare questa vita.
Il giorno in cui Marica mi ha espresso il suo desiderio di maternità e la voglia di condividerlo con me, io ho sentito un’emozione così profonda e calda, che oggi, lo confesso, faccio ancora un po’ di fatica a credere a questo meraviglioso concepimento. Non vorrei più provare quel dolore immenso che è il fallimento,  la perdita di un sogno e il lutto per  un’opportunità di amore mancata.
Marica è molto forte, desidera  profondamente un figlio; io invece per il momento aspetto di conoscerlo alla prima ecografia, poi mi abbandonerò all’amore più profondo e totale.
In Italia tre anni fa è stata approvata una legge: la legge numero 40 del 19 febbraio del 2004 e sottoposta al referendum il 12 e 13 giugno del 2005. Una legge assurda con assurde conseguenze: una legge che proibisce la fecondazione anche eterologa. Per questo motivo la prossima settimana (11 aprile 2007) saremo costrette ad espatriare e a partire per Barcellona, uno dei tanti paesi europei dove è possibile realizzare il nostro desiderio d’amore: la Spagna. Purtroppo nostro figlio nascerà in Italia, un paese soffocato da un cattolicesimo cieco e incapace di sentire il cuore e le esigenze di quelli che dovrebbero essere i suoi credenti. Un paese dove non solo il moralismo è dilagante ma la moralità è latitante.
Per me ci sono alcuni fondamentali valori alla base della nostra vita:  il rispetto delle scelte altrui, la libertà di esistere nelle diversità, la forza dell’amore e della condivisione, il riconoscimento dei meriti, la lealtà, la fiducia.  Questi valori qui in Italia non sono molto considerati, quindi ci sforzeremo di trasmettere a nostro figlio le capacità intellettuali ed emotive che gli  consentiranno di rispettare l’altro diverso da noi,  così com’ è, né migliore né peggiore, solo diverso: perché la diversità è un valore.
Mi chiedo spesso come sarà nostro figlio, se avrà in se l’ispirazione ad essere un individuo pensante e sognatore, con una visione della vita e del mondo in prospettiva, augurandogli che la curiosità e la voglia di sperimentare lo portino ad essere sempre più forte delle paure. Poi, mi dico, sarà l’uomo oppure la donna che sceglierà di essere: l’importante è crescere insieme, dentro le emozioni, con sentimento, amore e intelligenza. Ripeto: questo è l’ importante e la sua vita sarà soltanto sua.
I miei genitori, non sanno ancora del nostro progetto, o meglio  hanno appreso che Marica ed io abbiamo questo forte desiderio grazie alla lettura di un libro, che gli abbiamo fatto trovare sotto l’albero di Natale, scritto da una nostra amica Cristiana Alicata, un libro che contiene una mia post-fazione. Loro  non hanno fatto domande e chiesto chiarimenti. Forse li agita il desiderio di diventare nonni ma, allo stesso tempo, anche la paura di questo progetto così alieno rispetto ad una società, la nostra,  che non legittima diverse forme di famiglia: per esempio quella composta da due donne con figli. Penso che sia per questo motivo che preferiscono non farci domande.
Marica, invece, ne ha già parlato con il suo papà e la sua mamma. Dopo un grande stordimento, quasi un terremoto emotivo, si sono scatenate tutte le loro paure!!! Per noi  è stata un’onda emotiva difficile da cavalcare.
Accettiamo anche questo faticoso e doloroso non riconoscimento che ci ferisce e ci indebolisce. Ma andiamo avanti. In salita. Sempre in salita, solo in salita…… non è giusto,ma è così!!!
  
Sabato 14 aprile 2007
Siamo tornate  tre giorni fa da Barcellona, dove Marica si è sottoposta alla prima visita ginecologica: risultato positivo.
Adesso aspettiamo che arrivi il ciclo mestruale e poi, dopo gli ormoni, si parte per la prima fecondazione!
Questo viaggio è stato molto emozionante, la paura si è alternata alla gioia del nostro  progetto  d’amore: Marica non smetteva di rivolgere il suo sguardo  emozionato e impensierito verso   tutti  gli abitanti di Barcellona tentando di immaginare il volto, il colore dei capelli, il taglio degli occhi che potesse avere il donatore dello sperma. Certo, la genitorialità non è solo biologica, ma l’istinto naturale e primitivo a ritrovarsi nelle proprie radici genetiche è forte e agisce con prepotenza.
Ed è qui che le energie contrapposte della natura e della cultura rispetto ad un “diverso” sentimento d’amore fanno fatica a trovare il loro equilibrio.
In questo vortice di sensazioni mi rendo conto di essere una spettatrice partecipe che per la prima volta pensa di capire quali possano essere i sentimenti e le emozioni di un padre, ma io sono una donna e sarò una madre, con tutte le emozioni di una mamma.  Un mix davvero esplosivo, che si espone a facili e superficiali fraintendimenti: saprò cosa vuol dire essere padre essendo una madre. Perché sarò semplicemente un genitore.
 
Venerdi 11 maggio 2007
Il 9 maggio siamo tornate a Barcellona per l’inseminazione: siamo partite la mattina e tornate la sera. Una giornata “piena” di emozioni. Grandi e piccole.
Le dottoresse sono pazzesche, partecipi ed accoglienti, mai giudicanti. In Spagna si respira davvero un’altra aria: un’ aria buona, aria profumata, aria nuova! E poi la competenza e le tecniche di inseminazione sono molto più accurate che in Italia. Io che ho fatto molte inseminazioni in Italia per tre lunghi anni, non sono mai stata fecondata con tanta precisione ed  attenzione.
A Barcellona, ho assistito, grazie all’ecografia in tempo reale, all’immissione dello sperma tra i follicoli di Marica: un’emozione incredibile! Ma l’elemento unico e sostanziale che ha fatto e fa la differenza E’ LA CONDIVISIONE, LA PARTECIPAZIONE E’ LA COMPENETRAZIONE tra Marica e me. Questa esperienza ci ha unito ancora di più, ci rende più forti e serene.
Abbiamo pianto e riso  per le nostre paure, amandoci ed accogliendoci come in un’ amplesso senza fine.
Stremate e felici siamo uscite dalla clinica  ed abbiamo fatto una passeggiata lungo la spiaggia di Barcelloneta, con il sole che da  “grande madre”  ci scaldava  ed illuminava di energia.
Marica purtroppo aveva un forte mal di pancia, le iperstimolazioni ormonali dei giorni prima l’ avevano molto provata e la rottura dei follicoli le comportavano grandi dolori addominali che hanno accompagnato il nostro ritorno a Roma.
Avevamo veramente voglia di tornare a casa nostra, per poter stare in silenzio, con le emozioni,  uniche complici della nostra felicità.
 
Venerdì 25 maggio 2007
Purtroppo, proprio ieri sera, Marica, ha avuto le prime perdite dovute al ciclo, abbiamo fatto il test di gravidanza ed il responso è stato “crudo” : non aspettava nostro figlio.
Il dolore è arrivato forte al cuore e le aspettative infrante hanno lasciato spazio alle lacrime, un momento difficile, ma accanto a Marica mi è sembrata bella e significativa anche la sofferenza.
Sono sempre più convinta che è il percorso, la condivisione e l’amore sono ciò che più contano e danno significato a questo desiderio di genitorialità!
Ci riproveremo e speriamo in un lieto fine.
 
Domenica 24 giugno 2007
Nel mese di giugno c’è stato un altro “viaggio della speranza” a Barcellona che si è concluso con un nulla di fatto….. le preoccupazioni e le paure aumentano.
 
Martedì 3 luglio 2007
Siamo tornate da Barcellona giovedì scorso,  speranzose che questa esperienza si concluda presto e bene.
Tuttavia atterrate a Barcellona la mattina di giovedì 28 giugno, eravamo veramente provate. Le delusioni per i precedenti tentativi non andati a buon fine, mesi di ormoni che se assunti per troppo tempo possono causare il tumore, ecografie continue, medicinali di sostegno all’utero e all’endometrio, genitori che  sembrano capire ma poi non sostengono, in poche parole una “pesantezza emotiva” che toglie energie: tante!
Ci siamo dirette al “nostro” bar che si trova accanto alla clinica universitaria “Dexeus”. Abbiamo ordinato la “nostra” colazione spagnola: salata e dolce come le nostre emozioni! Così il buonumore è tornato timidamente ad affacciarsi nei nostri occhi.
Da un canto la sicurezza, il senso di protezione, dall’altro la cautela e la prudenza sono le emozioni che provo appena   entro in clinica: una clinica pulita, ordinata, con un personale accogliente ed educato. Si percepisce l’efficienza, si percepisce il valore:  tutto quello che non vedo nel nostro Paese, l’ Italia, un Paese che vota un referendum CONTRO: CONTRO LE DONNE, CONTRO L’ AMORE, CONTRO SE STESSO, e sono contenta di poter permetterci il lusso di questi viaggi in Spagna, il lusso di una libertà, il lusso di un sogno, il lusso di un progetto, il lusso di un figlio: finalmente il lusso dell’amore!!!
Quando la ginecologa disse con convinzione: “La terzera è la ultima” abbiamo pensato  che non potessimo più continuare con le inseminazioni e saremmo state costrette a sottoporci alla FIVET, ma poi  la dottoressa leggendo nella profondità dei nostri occhi preoccupazione e delusione ha detto che prevedeva “uno stado imbarasado”, ossia che questa famosa “terza ultima volta” sarebbe stata quella definitiva perché Marica sarebbe finalmente rimasta incinta. Così, grazie a queste parole, nei nostri  cuori è rinata la speranza!
Dopo l’inseminazione è arrivato il silenzio, i nostri occhi si riempiono di lacrime, di speranza per questo figlio che tanto desideriamo, di fiducia verso la scienza e la natura, di paura  per un altro fallimento, di attesa per i primi segnali che ci annunceranno che siamo entrambe incinte.
NASCI, NASCI,  ti prego!!! Figlio mio, figlio nostro.
Daniela
postato da: damaga alle ore 13:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:privato