venerdì, 28 marzo 2008

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DSCN1201il soggiorno e il soppalco (letto)il corridoio e gli armadi a murozona pranzola cucinail bagnoDSCN1223

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venerdì, 28 marzo 2008

La scelta è stata una scelta meditata e discussa. Ognuno di noi ha portato le proprie motivazioni pro e contro questo appoggio esplicito nei confronti del candidato del Partito Socialista. Abbiamo pensato agli iscritti di www.gaytoday.it e alla loro possibile reazione a davanti ad uno schieramento così palese. Abbiamo pensato come avrebbero reagito quei lettori che solo per l’iniziativa “chiediamoglielo”  ci accusarono di essere un sito del Partito Democratico.

Ma poi? Poi abbiamo deciso che il miglior modo per far svegliare la Roma laica, la comunità GLBT e le istituzioni, poteva essere solo questo.

Il nostro non è un voto contro. Contro Alemanno e Rutelli (insomma i due favoriti) si potrebbero dire molte cose. Basta leggere i loro programmi e sentire le loro dichiarazioni per trovare spunti per criticarli e per fare una campagna di NON-voto. Ma questo non è il nostro segnale. Troppo facile cadere nell’anti-campagna elettorale. Lasciamo qualcun altro a cavalcare questo modo di fare politica.

Il nostro sostegno a Grillini nasce da una motivazione diversa. Il nostro sostegno è una prova. Una prova di coesione, una prova di forza. Un modo per contarsi. Per far uscire dalle urne un voto che dica alla politica nostrana: “Attenzione, la comunità GLBT ha votato compatta per Grillini ed ha raggiunto il 3, 4, 5, 6, 7%!!!”. Più alta sarà questa percentuale, più alto sarà il nostro peso nel futuro della politica. Partire da Roma e dall’elezione del suo sindaco per mandare questo tipo di segnale, potrebbe svegliare anche tutto il popolo Glbt (e parlo delle 1000 associazioni, circoli, blog, singole e singoli omosessuali etc.) che finalmente potrebbero pensare che se si procede uniti, senza localismi deleteri, si possono ottenere dei risultati.

Siamo consapevoli del rischio che corriamo con tale iniziativa. Sappiamo che se Grillini dovesse ottenere un numero miserevole di voti, ciò significherebbe che siamo stati sconfitti. Ma in questo caso la sconfitta non sarebbe solo nostra, ma di tutto il movimento, di tutte le macro e micro parti che lo compongono, perché significherebbe ancora di più che non siamo capaci di muoverci lungo un fronte unito. Vogliamo, come sempre, andare oltre le posizioni ufficiali del movimento “istituzionalmente riconosciuto” e continuare a far valere la nostra capacità e libertà di singoli cittadini.

La nostra capacità e libertà  di decidere, caricandoci anche di sfide pericolose che, forse, romperanno alcuni equilibri e processi di mediazione. Gli stessi equilibri che però oggi non sembrano aver portato a molti risultati, le stesse mediazioni che, per ragioni che non vogliamo giudicare o trattare ora, ad oggi non hanno fatto avanzare le nostre richieste.

Sembra un disco rotto il nostro, forse siamo tutti un po’ disincantati verso la politica e verso il movimento GLBT, ma perché non provarci, di nuovo, con caparbietà ed arroganza. Sì, perché ci vuole l’arroganza di dire, noi votiamo e il nostro voto vale il X%, quindi, tu politico, mi devi trattare con i guanti!

Se vivessimo in uno Stato serio, laico e non papalino, avremmo più candidati GLBT. Ci risulterebbe più facile scegliere il candidato del MarioMieli o il candidato dell’Arci, oppure la candidata lesbo-blindata nel PD, ma purtroppo abbiamo un solo candidato dichiaratamente gay, dichiaratamente a favore delle nostre istanze, dichiaratamente schierato con noi.

Dobbiamo concentrarci su di lui. Anche se non condividiamo la persona Grillini, dobbiamo astrarci e pensare al messaggio che vogliamo mandare. Dobbiamo votare Grillini non necessariamente perché sosteniamo il suo partito. In quel momento, nella cabina elettorale combatteremo una battaglia, così come quando andiamo al Pride o quando manifestiamo contro le discriminazioni cui siamo assoggettati.

Sosteniamo oggi un candidato gay, perché vogliamo un giorno avere sindaci EGLBTQ, che lottino per il rispetto di ogni diversità, che patrocinino il Pride, che vadano alle cene di gala con il loro compagni/e, che, quando vanno in udienza, stringano la mano al Papa, senza baciargli l’anello e che camminino per tutta la “sacra” parata del Pride con noi, senza bisogno di ricordare che quello che chiediamo è “parità, dignità e laicità” perché sarà un discorso scontato.

 

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