Questa è una delle più belle ricette sul "pane" che conosco, l'ha scritta Enzo, un ragazzo che ho incontrato una sola volta, ad un matrimonio, la ricetta era il suo regalo di nozze per la coppia di amici che si sposavano.
Il Pane
Il pane viene dalla terra.
Occorrono ingredienti semplici, braccia forti e pazienza.
Ingredienti semplici, essenziali. Farina, acqua, sale, lievito. Ingredienti semplici, perché le cose semplici sono le più meravigliose, e se sapientemente amalgamate, riescono a condensare l’essenza del mondo.
Braccia forti, abituate alla fatica e alla resistenza. Più sono forti più stringono, e più sono forti più abbracciano. Con naturalezza, con tutta la naturalezza della sicurezza. Con delicatezza. Per impastare ci vuole forza e delicatezza.
Pazienza. Perché ogni cosa si costruisce con pazienza. La pazienza è l’essenza della solidità. Bisogna saper aspettare. Deve lievitare in silenzio. Come l’amicizia e l’amore, deve crescere, evolversi, trasformarsi pazientemente.
Si parte da lontano.
Bisogna impastare un po’ di farina con dell’acqua calda, impastarla, fino ad ottenere una pallina. Si ripone in una tazza e si ricopre con un po’ di farina per proteggerla. Si lascia lì per tre giorni, perché inacidisca un po’. Perché faccia il suo corso. Sarà il cuore, il seme del pane. L’embrione, la scintilla che colpisce ed innesca il meraviglioso processo. Uno sguardo, una carezza, un sorriso, una lacrima.
Dopo tre giorni si dispone a montagna un chilo di farina, l’elemento principe. Bisogna praticare un buco al centro, un foro perché possa disporsi ad accogliere la linfa vitale. Il soffio. La terra che riceve la vita.
Meglio disporla su un tavolo di legno, perché le cose belle hanno bisogno di basi solide e calde. Si scioglie il lievito, la pallina di farina, in una tazza di acqua calda. Allo stesso modo con cui si sciolgono i sentimenti in un bagno caldo, per prepararsi ad un incontro importante. Solo quando è ben sciolto, quando tutti i vincoli ed i legami sono dissolti, si versa il fluido nella farina e si da inizio all’incontro.
Elementi diversi, universi lontani, nuclei distinti che si fondono e generano nuova vita per entrambi. Si rimesta solo un po’ per aiutare gli elementi ad invadersi, a rompere i grumi, ad accettarsi.
E poi silenzio.
In silenzio si lasciano lì, a compenetrarsi per almeno otto lunghe ore di eternità. Perché non bisogna supporre che sia un processo facile, scontato. Bisogna conoscersi e capirsi per bene. In silenzio.
In silenzio fermentare, aspettare. Con pazienza. Sotto un panno, al caldo, coperta di stelle. Protetti dal freddo.
Dopo. Solo dopo, ci si consegna a nuova vita.
Quello che ritroveremo sarà già qualcosa di diverso. Il processo è già iniziato.
Si ungono un po’ le mani con dell’olio, così da essere più delicati, e si inizia ad impastare. Ancora sono lievito e farina, dopo sarà pane.
Lentamente, con delicatezza e forza, senza smettere per quattro o cinque ore. Impastare per cambiare la forma, la consistenza, il sapore, per sciogliere le condizioni e i segreti. Impastare per accogliere, per diventare uno.
Impastare con fatica, perché ci vuole fatica. Impastare con energia, perché ci vuole energia. Impastare con tutto se stessi, altrimenti nulla si trasforma. Impastare aggiungendo sale, come si aggiungono sogni, desideri e speranze.
Un ultimo tocco per dargli la forma. Quella che si vuole. Una pagnotta, una ciambella, una treccia. Perché le cose belle sono tante e la vita può assumere forme meravigliose ed inaspettate.
E dopo, di nuovo, un po’ di silenzio. Così, per crescere un altro po’.
Solo alla fine, solo adesso, si è pronti per il grande salto. Ci aspetta un forno ben caldo, almeno trecento gradi centigradi. Per mettere in moto tutte le particelle che ancora non si sono mosse e anche per tutte quelle che già lo hanno fatto. L’ultimo salto. L’ultima trasformazione devastante. Solo quaranta minuti. Il tempo di una celebrazione. E poi non si è più gli stessi.
Già la casa si riempie di profumo denso. Già tutto intorno è allegria. Già tutti aspettano.
Quando si colora un po’ la superficie, quando il viso si colora dall’emozione, è allora che si sforna.
Il prodigio si compie. E’ solo allora che ormai si è uno.
Semplice, profumato. Ovvio. Disarmante nella sua essenzialità. Eppure emozionante. Sa di terra e fatica. Di gioia e vita. Quando lo assapori ti riempie di sensazioni. Il sapore, cosi ricco e rotondo, ti assale, ti sovrasta.
Ma c’è un punto fondamentale.
Prima di infornarlo puoi staccare una porzione di pasta, una pallina. Potrai rimetterla in una tazza. Ad aspettare. Nuovo lievito, nuova vita. Per ricominciare. Perché di crescere e trasformarsi non si finisce mai. Potrai fare altro pane.
Potrai nascere, morire e poi rinascere senza dimenticare ciò che sei e con l’abbraccio di chi da sempre ti è intorno.
Enzo.







